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30/05/2016

Il tempo del Lupo: il sindaco ricorda Sandro Montanari

 

Il tempo del lupo 

Ci ha lasciato Alessandro Montanari: è stato il migliore della sua generazione 

Alessandro Montanari si è spento giovedì mattina presso l’Hospice di Bentivoglio: ci ha lasciato anzitempo Sandro, perché 45 anni sono troppo pochi per morire e mi piacerebbe poter dire che si è spento serenamente. Non credo di poterlo affermare perché la lotta con la malattia è stata tremenda, disumana, dolorosa: una prova difficilissima affrontata con una dignità e un coraggio di cui tutti, e dico tutti, sono stati testimoni. 

Figlio, fratello, marito, padre, amico, compagno di squadra, allenatore, collega, punto di riferimento, educatore, aggregatore di centinaia e centinaia di ragazzi. Quante vite vive un uomo? Non lo sappiamo. Ma quella di Sandro è stata sicuramente una vita “larger than life”, direbbero gli anglofoni, vissuta però con il sorriso sulle labbra (di chi si prendeva sul serio fino a un certo punto) e una certa sobrietà dello spirito. 

Partiamo da quest’ultimo, lo spirito, sebbene non sia propriamente io la persona più adatta a districarsi con questi concetti: è stato certamente un uomo di fede. Non un moralista, ma un uomo morale: c’è una bella differenza. Aveva un’idea precisa del giusto e dello sbagliato e sui principi fondamentali sapeva essere fermo, nella cornice di uomo tollerante.  Queste caratteristiche non sono sempre vincolate alla religiosità della persona, ma nel caso di Sandro, sì, lo erano: credo sia giusto dirlo.  

Ho un ricordo fissato nel tempo: io bambino accompagnato da mio padre a vedere il Molinella Calcio. Primi anni ’90. In panchina c’era il profeta di Gabicce Mare, quel Gaudenzi sacchiano fino al midollo. In porta c’era Ruffolo, che al venerdì pomeriggio allenava anche tutti i portieri delle giovanili (tra cui il sottoscritto). A centrocampo c’era Alessandro Montanari detto “lupo”, ai tempi un ragazzino. Caparbio, tenace, mai tenero con gli avversari dentro il campo, anzi. 

Fece una scelta che già può spiegare l’uomo: dall’eccellenza alla terza categoria, tanti anni sul campo dell’Ospitalese. Alla ricerca di una dimensione più umana. Oggi lo farebbero in pochi. 

Ma oltre alla vita di atleta, c’è stata la vita di uomo dedito allo sport. Nel 1995 Andrea Martelli gli diede in mano la responsabilità di quella macchina complessa che era e che è l’Unione Sportiva Reno. Centinaia di giovani calciatori sono cresciuti con quei colori. A bordo campo c’era (e c’è)un gruppo di giovani adulti che hanno dato educazione, consigli, lezioni di calcio e anche di vita: la persona che teneva tutto assieme era Alessandro Montanari. 

Parlando del passaggio di consegne nell’U.S.Reno si potrebbe fare una breve digressione sullo sport che riesce dove fallisce la politica: il passaggio di responsabilità alle generazioni successive che avviene con successo, con i giovani che si prendono in pancia impegno e sacrifici, e la generazione precedente che li guarda camminare con soddisfazione.

 

Molte volte quando una persona ci lascia è facile farne un ritratto edulcorato, mettendo assieme solo le parti migliori: non è questo il caso. Con Alessandro seppelliamo veramente una delle parti migliori del paese. 

E’ stato un grand’uomo. E’ stato un uomo giusto. Che sapeva scherzare con tutti. 

Non so chi riuscirà a prendere in mano tutto quanto il suo mondo: c’è da augurarsi che qualcuno ci sia, probabilmente da cercarsi più nelle qualità di un gruppo, piuttosto che nelle caratteristiche di un singolo. 

E’ stato il migliore della sua generazione. La Comunità di Molinella lo sapeva e gli ha tributato un addio commosso, partecipato, importante. Ognuno raccoglie ciò che semina e Sandro aveva seminato molto. 

Il pensiero va anche e soprattutto al dolore della famiglia: questo paese non dimentica, Molinella non dimentica. Le figlie che portano il suo cognome sapranno un giorno del valore e dell’umanità del padre. 

Alla fine rimane il ricordo e l’elaborazione del lutto: per chi crede Sandro ci guarda bonario dall’alto, dopo aver passato la più difficile delle prove. Per chi non crede Sandro sarà sempre qui, negli insegnamenti e nell’esempio che ha dato a tanti ragazzi. Alcuni di questi sono già uomini. 

Ciao Lupo,  non sarai dimenticato. 

 Dario Mantovani